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Enigma Messi, da oggi è un “disoccupato” di super lusso: cosa farà adesso

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Sembra impossibile. Lionel Messi, sei volte vincitore del Pallone d’Oro, è da oggi 1 luglio ufficialmente svincolato dal Barcellona. Detto in parole povere: è senza contratto per la prima volta nella sua carriera, dopo 5.844 giorni in blaugrana. Naturalmente stiamo parlando di uno dei calciatori più forti del mondo. Un disoccupato di extra lusso, insomma. Del resto la Catalogna è una terra piena di calore, fascino e attrattive e ha lo spirito di indipendenza dei paesi orgogliosi. Per questo, in fondo, non è il caso di meravigliarsi più di tanto: laggiù anche il mondo del calcio è a tinte forti. Quelle che hanno portato un club idolatrato in varie zone del pianeta, il Barςa, al punto di rottura con uno come Lionel Messi.

Al Barcellona incrociano le dita

Ma è davvero finita fra ‘la pulce’ e la società calcistica che lo ha allevato fin da giovanissimo facendolo approdare in Europa dall’Argentina? Non è assolutamente detto. Le trattative con il Barcellona per il rinnovo vanno avanti da tempo. E il club blaugrana è convinto di essere in procinto di chiudere un nuovo accordo. Il presidente, Joan Laporta, ha diplomaticamente ammesso che la situazione non è ideale, tuttavia ha cercato subito di mostrare il bicchiere mezzo pieno. “Stiamo andando bene, ma bisogna inserire l’accordo nel fair play finanziario”, ha detto ai giornalisti. “Vogliamo che Messi rimanga e siamo entusiasti che voglia farlo. Vorrei poter dire che Leo resta, ma non posso ancora dirlo. Siamo in procinto di trovare la soluzione“.

Le ipotesi sul nuovo contratto

In questi giorni i media catalani provano ad anticipare i tratti salienti dell’intesa: un contratto di 5 anni, di cui 2 da giocatore e 3 da ambasciatore del club nel mondo. Le cifre? Mistero. Sembra tuttavia prevalere la linea dei 100 milioni di euro netti complessivi da ripartire nel quinquennale. Tradotto: uno stipendio da 20 milioni all’anno. Un tasto particolarmente delicato, questo, vista la crisi dei conti del Barcellona e la stretta che tutto il calcio delle big cerca di darsi dopo i solchi scavati nei bilanci dalla crisi legata al Covid. Nel frattempo il resto del mondo non sta affacciato alla finestra. E se Joan Laporta prova a ostentare tranquillità, il fuoco brucia sotto la cenere. Non sono spente le fiamme che ardono a Parigi: Il Paris Saint-Germain non molla la presa su Messi, così come, oltremanica, non lo fa il Manchester City di Pep Guardiola.

Quell’offerta dal Brasile…

Come se non bastasse, offerte improbabili arrivano da bizzarri club brasiliani, come l’Ibis Sport Club, che milita nel campionato dello Stato del Pernambuco. A ben guardare, però, la cosa è divertente. Sì, perché su Twitter l’Ibis si è autoproclamato “la peggior squadra del mondo. Non abbiamo vinto per 3 anni e 11 mesi. Record nel Guinness dei primati.” E allora che cosa c’è da perdere a fare un’offerta a un Messi svincolato? Ecco le condizioni, pubblicate sui social: 15 anni nel club; uno stipendio che varia in base al rendimento di Messi; non può fare troppi gol (pena la rescissione del contratto); non può essere un campione (pena la rescissione del contratto). E soprattutto: non può usare la maglia numero 10 perché la porta già “Mauro Shampoo“. Infine la clausola forse più pesante: Leo dovrà giurare per tre volte che Pelé è migliore di Maradona.

L’ironica offerta di un nuovo contratto a Messi dall’Ibis Sport Club

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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