Marco Bellocchio sarà tra i protagonisti della prossima edizione del Festival di Cannes. Il regista considerato a pieno merito tra i più importanti del cinema nostrano – e globale – riceverà la Palma d’Oro alla carriera nel corso della kermesse. Ad annunciare la notizia è stato lo stesso profilo Instagram dell’evento, il quale avrà luogo tra il 6 e il 17 luglio 2021, e come ogni anno, sarà ospitato nella nota località francese. In occasione della manifestazione, giunta alla sua 74esima edizione, l’artista presenterà in anteprima il suo documentario Marx può aspettare, dedicato al fratello gemello. Il lungometraggio uscirà in contemporanea nelle sale italiane il prossimo 15 luglio. Per Marco Bellocchio non si tratta dell’unico progetto in cantiere. Il regista 81enne è difatti al lavoro sia sulla serie Esterno Notte, che sul prossimo film, La conversione.
Tra i più importanti autori del cinema italiano, Marco Bellocchio ha esordito sul grande schermo ormai 56 anni fa. Fin dal suo primo progetto, il regista si è distinto per la sua peculiare cifra stilistica. All’età di 26 anni, infatti, il regista piacentino ha diretto I pugni in tasca (1965), offrendo una sua personale reinterpretazione della Nouvelle Vague e facendosi, soprattutto, portavoce di quel sentimento di rottura e anticonformismo, anticipatore dei modi sessantottini. Di lì in poi, Marco Bellocchio ha firmato la regia di altri progetti, che hanno ottenuto riscontro anche al di fuori dei confini italiani. Ha ricevuto, infatti, numerosi riconoscimenti in occasione di alcuni dei Festival internazionali più prestigiosi.
Grazie a La Cina è vicina ha ottenuto il Leone d’Argento della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, mentre nel 1991 ha ottenuto l’Orso d’Argento presso il Festival Internazionale de Cinema di Berlino, grazie a La condanna. Al contempo, ha vinto anche Cinque David di Donatello, due dei quali grazie all’ultimo lungometraggio diretto, Il traditore (2019). In merito all’assegnazione del Premio alla Carriera, Pierre Lescure, presidente del Festival, ha spiegato: “Marco ha sempre messo in dubbio le istituzioni, le tradizioni, la storia personale e quella collettiva. In ciascuno dei suoi lavori, quasi involontariamente o almeno nel modo più naturale possibile, ha rivoluzionato l’ordine costituito.”
Thierry Frémaux, delegato generale, ha dato manforte a Lescure, commentando: “Siamo fieri di premiare Marco Bellocchio, uno dei grandi maestri del cinema italiano, dopo 56 anni di affascinante lavoro, dopo i suoi amici registi Bernardo Bertolucci, Manoel de Oliveira e Agnès Varda. È un cineasta, un autore e un poeta. Onorarlo con la Palma d’Oro alla Carriera non ha bisogno di giustificazioni per tutti quelli che ammirano il suo lavoro“.
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