Cinema

Quel «peperino piccolo piccolo» di Giulietta Masina, musa e moglie di Fellini: la coppia che non è mai scoppiata

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Quando si incontrano è il 1942: lei, Giulietta Masina, lavora in radio per la rubrica Cico e Pallina. Lui, il giovane Federico Fellini, è autore dei testi del programma. Guarda caso a farli conoscere nei corridoi della RAI è proprio un programma radiofonico che racconta, attraverso alcuni sketch, i battibecchi di una giovane coppia di fidanzati. Dopo un anno saranno già sposati e diventeranno la coppia da rotocalco che tutti ormai conosciamo. Cinquant’anni d’unione prima della scomparsa di Fellini, avvenuta proprio il giorno seguente le loro nozze d’oro. Insieme nella vita e insieme nel cinema, indissolubili ma anche nel mirino di critiche, scandali e gossip sfrenato. Una dinamica modernissima, che oggi sembra scontata ma che all’epoca coinvolse l’opinione pubblica e soprattutto quella dell’Italia cattolica a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta: chi era la grande donna accanto al grande uomo?

Fellini e Masina: il colpo di fulmine

«Giulietta mi è persa subito una misteriosa persona che richiamava la mia nostalgia di innocenza. Vi è una parte di incantesimi, magie, visioni, trasparenze la cui chiave è Giulietta. Mi prende per mano e mi porta in zone dove da solo non sarei mai arrivato», disse una volta Fellini cogliendo l’anima di un sodalizio artistico e coniugale durato decenni. Nella mitologia felliniana, infatti, Giulietta – non Giulia Masina, ma proprio la Giuliettina di Fellini – costituisce un’enorme eco nella memoria collettiva legata al marito.

Quando si incontrano Giulia Masina è già un’attrice; eppure qualcosa porterà Federico a farne una sua scoperta: «Giulietta era già attrice prima che la sposassi – raccontava Fellini nel ’59, al periodico Settimana Radio e Tv – ma ora mi sono abituato a considerarla come una mia scoperta. Io la vedo in un ruolo specialissimo, quello del clown femmina, una specie di Charlot in gonnella; a tal punto che non mi sembra adatta ad altro ruolo». Un’idea che, a dirla tutta, alla Masina proprio non va giù, come se limitasse la sua versatilità di interprete. Nel frattempo infatti Giulietta Masina lavora all’estero (dove è particolarmente amata), viaggia molto e resta lontana da casa per lunghi periodi. Quando invece accompagna il marito nelle trasferte fuori dall’Italia, come quella a Tokyo nel 1990 per il Praemium Imperiale, è acclamata e circondata dal pubblico come una piccola divinità. Né più né meno di lui.

Il loro è un matrimonio da rotocalco, a tutti gli effetti. Comprese le spinose scappatelle di Fellini, la tragedia di un figlio scomparso prematuramente ad 11 giorni dalla nascita, e la difficoltà di scendere a patti con l’emancipazione di entrambi. Lui punta di diamante del cinema, regista visionario e complessissimo, perso nella vena creativa dei giganti e in un’idea di (in)fedeltà coniugale inconcepibile per l’epoca. Lei talentosa attrice con il guizzo, il portamento e gli occhi tristi del clown. Un’immagine placida e fanciullesca che Fellini ha intercettato in lei e amato da subito, facendone una musa: «È un peperino piccolo piccolo, mi piace tanto, mi fa tanto ridere», diceva di sua moglie e della sua Gelsomina in Cabiria.

La coppia che mai è scoppiata

Quella tra Federico Fellini e Giulietta Masini resta, di fatto, una simbiosi artistica e privata durata mezzo secolo. Tra apparizioni pubbliche, titoli scandalistici sui rotocalchi dell’epoca, serate di gala e Oscar, la coppia che mai è scoppiata ha trovato una dimensione di complicità fuori dal tempo storico in cui è vissuta. «Nessuna ambizione personale potrebbe farmi rinunciare al mio affetto per lui» ammetteva lei al giornalista Francesco Rosso già nel 1960, proprio nell’anno de La dolce Vita. Lui, allo stesso tempo, fedelissimo nell’anima alla sua compagna di vita, non rinunciava a concedersi qualche libertà di troppo.

Un compromesso che lei ha accettato (non senza sofferenze) custodendo delicatamente quello spazio esclusivo d’intimità domestica. «Senza troppo compromettersi, Fellini sfarfalleggiava nell’universo femminile – è il ricordo sintomatico di Tullio Kezich ma si considerava sposato per sempre, tant’è vero che si spense poche ore dopo la ricorrenza delle nozze d’ oro. Telefonava a Giuliettina cinque o sei volte al giorno».

Che piaccia o meno, con i suoi occhi grandi e tondi, col suo atteggiamento bambinesco, la statura minuta e il brio dell’emiliana tutto pepe, Giulietta Masina era per Fellini un richiamo costante all’infanzia. Un disegno animato da cui trarre ogni giorno ispirazione per una visione registica che lo ha accompagnato tutta la vita. E lei, che nel frattempo vinceva uno dietro l’altro Nastri d’Argento, David di Donatello e Globo d’Oro, si prestava ad essere musa e moglie. C’è chi ha trovato in questa dedizione un freno alla sua carriera e un limite alla sua eredità d’attrice. Io preferisco interpretarla come una reciproca dipendenza – artistica e sentimentale – che ha trovato la forza necessaria per durare una vita intera. E che porta a chiedersi, al contrario, se la produzione visionaria di Fellini sarebbe mai stata la stessa senza la sua Giuliettina Masina.

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Chiara Del Zanno

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