Come ormai sappiamo, il 26 aprile ha segnato la riapertura delle attività commerciali. Tra tutte, sono ritornati in funzione anche i teatri e i cinema. A tal proposito. il ministro della cultura Dario Franceschini ha recentemente firmato il nuovo “decreto finestre“. Stando a quanto si può leggere sul documento, tra i vari punti è stato reintrodotto anche l’obbligo di uscita dei film in sala cinematografica. La misura si estende per tutti i lungometraggi che hanno ricevuto contributi statali ed è mirata a promuovere il ritorno in sala, nel rispetto delle misure di sicurezza. Ciononostante, il decreto sembra aver ricevuto alcune contestazioni, in particolar modo dall’Anec.
Stando al decreto, i film potranno essere distribuiti in streaming dopo un periodo di almeno 30 giorni dal passaggio in sala, sino al 31 dicembre 2021. Sebbene la misura serva alla promozione del ritorno al cinema, non tutti sembrano approvare. A tuonare contro il “decreto finestre” è stata in particolar modo l’Anec, l’associazione degli esercenti che lo ha definito “inaccettabile”. Le critiche consisterebbero nel fatto che la nuova misura voglia trovare un equilibrio tra i film di produzione straniera e quelli, invece, di produzione italiana, il cui arrivo in sala è pianificato in maniera diversa.
“Se di riequilibrio si deve parlare, allora da giugno che il Ministro proceda con provvedimenti per portare in sala i film italiani, così come pianificato con quelli internazionali.” – così l’Anec ha tuonato contro il provvedimento preso dal Ministro Franceschini, rincarando ulteriormente la dose: “Il pubblico risponde così come lo ha fatto a fine agosto e settembre con i film di richiamo che sono stati messi a disposizione. Il cinema italiano è il grande assente per la ripartenza, nonostante i continui proclami di numerose produzioni“. Così l’associazione denuncia la disparità di trattamento. La preoccupazione da parte dell’Anec riguarda dunque anche il numero di prodotti italiani che, nei prossimi mesi, andranno in sala. Un numero che, si teme, potrà essere marginale rispetto ai lungometraggi stranieri.
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