Francesco Renga è uno dei 26 cantanti protagonisti del 71° Festival di Sanremo, in gara con il brano Quando trovo te (Sony Music). Nona volta per Renga in gara a Sanremo, a trent’anni esatti dalla prima partecipazione alla kermesse.

Francesco Renga parla dell’inedito per Sanremo durante la conferenza stampa

 

FRANCESCO RENGA: «Credo anche che Sanremo sia un simbolo di ripartenza. Per me sarà il primo momento, dopo mesi e mesi di nulla, in cui tornerò sul palcoscenico con gli addetti ai lavori, tecnici e musicisti. Le costrizioni del Covid non tolgono nulla al valore simbolico di questo Sanremo, che entrerà nella storia come un’edizione unica […] Andrà tutto bene? No, non è andato tutto bene, però forse ce la stiamo cavando. Molti sono stati lasciati indietro, però, anche tra i nostri colleghi musicisti, fonici, backliners. Lavoratori dello spettacolo che hanno avuto pochissime tutele […] La macchina di Sanremo fa lavorare un comparto di persone che altrimenti non avrebbero lavorato nemmeno stavolta».

«La canzone è nata in quattro ore, quando succede è cosa rara. Poi ci sono voluti mesi di lavoro per renderla quella che sarà, ma è nata da un’urgenza […] Racconta proprio l’esplosione di un ricordo che sale dall’anima e ti riporta ad una normalità. Che per me spesso è sinonimo di felicità. Credo sia salvifico il momento in cui ti rendi conto che a casa ti aspetta qualcosa di bello».

Quando trovo te «racconta di un uomo che cammina per strada in preda ad un tormento ed una frustrazione che però lo portano a ricordarsi di qualcosa che aveva nascosto. Credo che ci siano dei ricordi che teniamo ben custoditi proprio per tutelarli e proteggerli dalla frenesia delle nostre vite. Quando riaffiorano, ci riportano ad una situazione di normalità che coincide con la felicità: le piccole cose di ogni giorno. Lo sguardo dei miei figli, il profumo di qualcosa che stavi cucinando, sono cose che mi salvano la vita».

«Stavo cercando il modo di sollevare gli umori di una città [Brescia, nda] molto spaventata, che di colpo si è riscoperta anche una comunità molto legata […] La canzone parla anche di questo, la città viene nominata. Non dobbiamo più rischiare di perdere le piccole cose della quotidianità, parlo di affetti, di amore e di amicizia».

Verso Sanremo: I Big, i giovanissimi e il palco senza pubblico

FRANCESCO RENGA: «Non do mai grosso peso ai giudizi. Credo che ascoltare circa 30 canzoni in pochissimo tempo non offra quella lucidità che servirebbe per dare un giudizio sereno sulla canzone. Credo che la mia sia una canzone che avrà bisogno di essere ascoltata, e che il livello di percezione crescerà nell’arco delle serate».

«Fare una bella cover per me è un valore aggiunto, che dà anche una visione al pubblico dell’artista che si sta esibendo. Dal punto di vista pratico, fare la tua canzone una volta in più potrebbe essere più utile, però a me piace e sono felice di poter fare una cover sul palco dell’Ariston. Scelta da me, con chi vorrò condividerla. Credo offra una lettura artistica più ampia».

Sull’arrivo di un’ondata di giovani in gara con i Big, Renga commenta: «Mi diverte molto l’idea. Trent’anni fa avevo l’età di questi ragazzi che saranno adesso con me sul palco. È anche motivo d’orgoglio essere rimasto qui, nel panorama musicale, insieme a loro. Quando sono andato a Sanremo la prima volta ero tra le Nuove Proposte, ed è molto emblematico che quest’anno ci siano dei giovani tra i Big: questa è la vera rivoluzione e il vero cambio di passo che ha avuto Sanremo in questi anni. Cantare sul palco senza pubblico in realtà è molto limitante, perché il pubblico ti dà un feedback immediato. È vero anche che il palcoscenico dell’Ariston fa storia a sé; è un po’ un’anomalia che ho sempre vissuto in modo diverso da un normale concerto».

«Un aiutino da casa me lo sono fatto dare dai miei figli – ironizza Renga, parlando ancora dei nuovi giovani tra i Big in gara – poi ho fatto i compiti. È un cast saldamente legato al momento, c’è tutto il panorama musicale. Io mi sento lo zio. [Quando ancora si vagliava la possibilità di avere un pubblico in sala, nda] Venivano a chiedermi: “Ma quando sei lì sul palco vedi la gente?”».

E proprio sui due figli Renga si sofferma a parlare, ragionando su come in questo anomalo periodo storico abbiamo forse sottovalutato il dolore dei giovanissimi. Parlando di Jolanda e Leonardo, e di un’età in cui la pandemia ha davvero condizionato tutto, dalle amicizie alla crescita, il cantante commenta: «Lei è un’artista nata, lui è un orso, viveva chiuso in una stanza anche prima. Rivedo in loro diversi aspetti della mia personalità, ma loro sono molto ben definiti quindi saranno certamente una donna e un uomo più sereni di me. Io ho vissuto il contrasto della mia personalità in modo più conflittuale».

Cosa aspettarsi da un Festival “a norma di Covid?”: «La figata era uscire, fare i selfie con i fan, cercare di capire cosa stava succedendo nel mondo reale, fuori da quella bolla ‘Sanremo-centrica’. Questo aspetto mancherà molto, come le cene e le feste di notte dopo le performances. Si lavorerà e basta, si leggeranno dei libri», chiude ironizzando con serenità.

Renga ripercorre poi alcune delle sue partecipazioni a Sanremo, quelle che hanno segnato il suo prolifico percorso nella kermesse: «La prima volta era l’inizio di tutto. Quella voglia di rivoluzione, di cambiare il mondo, l’urgenza di farsi ascoltare l’ho sempre mantenuta negli anni. Anche il Sanremo di Raccontami, il primo da solista, era una cosa per me molto importante. Ancora adesso ricordo tutto. E ancora l’edizione di Tracce, in cui portavo per la prima volta la tematica della perdita di mia madre, che poi ha segnato tutta la mia poetica. Nel 2005 la vittoria con Angelo, una canzone che segna il mio passare da figlio a padre. Sul palcoscenico c’era anche Ambra, la madre di Jolanda. Quello era un Sanremo con un mood tutto speciale. Quest’ultimo passerà alla storia, sarà irripetibile perché si spera che sarà la prima e l’ultima volta che saremo costretti a farlo in questo modo».

Francesco Renga, dopo Sanremo si prepara il tour

Quando trovo te, scritto dallo stesso Francesco insieme a Roberto Casalino e Dario Faini, esplora il concetto di “oblio salvifico”: dimenticare come forma di protezione e come riparo da una vita che spesso ci costringe alla fretta. Il brano racconta del momento in cui quel ricordo felice che ognuno di noi tiene nascosto in fondo al proprio cuore come un prezioso tesoro, al riparo dal casino della quotidianità, all’improvviso riaffiora potente nelle nostre esistenze, restituendo loro un senso più profondo e aprendoci gli occhi su una realtà che è migliore di quello che pensiamo.

Dopo Sanremo, Francesco si prepara a tornare live da maggio con “Insieme Tour”, il tour che lo vedrà protagonista dei principali teatri italiani. Queste le date al momento confermate:
il 14 maggio al Teatro Colosseo di Torino,
il 16 maggio al Teatro degli Arcimboldi di Milano,
il 17 maggio all’Europauditorium di Bologna,
il 21 maggio al Teatro Dis_Play di Brescia,
il 24 maggio al Teatro Team di Bari,
il 26 maggio al Teatro Augusteo di Napoli,
il 28 maggio al Teatro Brancaccio di Roma,
il 30 maggio al Teatro Verdi di Firenze.