Caserme e aeroporti utilizzati per accelerare la campagna vaccinale. E poi zone rosse mirate. Obiettivo: fermare le varianti di Covid-19 che si stanno diffondendo rapidamente in tutta Italia. Il neonato Governo Draghi è subito al lavoro per arrestare il crescere della pandemia. Ma ancor prima della fiducia del Parlamento il premier assiste allo scontro fra i partiti. Appare già molto difficile la convivenza forzata fra Lega e Partito democratico.
Dopo l’allarme dell’Istituto superiore di sanità sulla diffusione del virus, il governo studia le misure per cercare di tenere sotto controllo la curva epidemiologica che risulta di nuovo in salita, scrive il Corriere della Sera. Secondo l’anticipazione di Fiorenza Sarzanini, Draghi pensa a usare aeroporti e caserme militari come luoghi per la vaccinazione di massa contro il Coronavirus e intenderebbe istituire zone rosse ad hoc per tamponare sul nascere la diffusione della variante inglese e di quella brasiliana del virus.
La strategia sembra escludere al momento il lockdown, scrive Sarzanini. Si cercherebbe, cioè, di puntare su interventi mirati proprio come sta già accadendo con la chiusura di intere aree decisa a livello locale, ma d’intesa con l’esecutivo. Certo, appare difficile che possa esserci un allentamento dei divieti attualmente esistenti in Italia, fra zona gialle zone arancioni. Ma la priorità rimane quella di vaccinare nel più breve tempo possibile i cittadini italiani. Ecco perché saranno quasi certamente coinvolti al più presto sia le forze armate che i volontari della Protezione civile negli hangar e nelle caserme.
Scoppia nel frattempo la polemica sulla chiusura degli impianti di sci fino al 5 marzo. Secondo il ministro del Turismo in quota Lega, Massimo Garavaglia, “è evidente che la stagione sciistica è finita”. Garavaglia lo ha detto commentando l’ordinanza del ministro della Salute, Roberto Speranza. “Abbiamo sentito gli operatori – ha chiarito -. Pensare di mettersi in campo dopo il 5 marzo senza certezze oggettivamente non ha senso. Stiamo già raccogliendo le prime istanze concrete ed è importante inserirle nel decreto Ristori”. “È mancato il rispetto per gli operatori“.
“Per l’Italia serve un modello buono, come quello del Veneto”, sostiene Garavaglia. “Non entro nel merito del metodo – ha aggiunto – ma non può funzionare così”. “Invece del bonus monopattino, parliamo di incentivi per chi lavora in montagna. Non si deve parlare di turismo, ma di industria del turismo”, ha concluso Garavaglia. “Mai fatto polemiche in questi mesi. E non ne faccio ora – ha risposto Roberto Speranza -. Dico solo che la difesa del diritto alla salute viene prima di tutto”.
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