Col nuovo anno in arrivo, il premier Giuseppe Conte spiega le modalità di rientro in classe per i ragazzi delle superiori. E si dice ottimista sulla ripresa delle lezioni a gennaio: “Didattica in presenza nelle scuole secondarie superiori, è il nostro obiettivo”, afferma. “La ripresa della scuola è stata una sfida che non abbiamo assolutamente trascurato. Io ho raccomandato perché ci sia un’apertura differenziata città per città”. “Dobbiamo ripristinare la didattica in presenza almeno al 50%“, spiega il premier.
Ospite di Porta a porta, il presidente del Consiglio ha spiegato che con il rafforzamento della “cintura di protezione” anti-Covid “per il periodo natalizio” dovremmo “poter affrontare gennaio dosando cum grano salis le misure solo dove necessario tra zona gialla, arancione e rossa.” E se dovesse arrivare un’impennata, una terza ondata o una variante che faccia sbalzare l’indice di contagio Rt, oggi piuttosto basso?. “Allora ci troveremmo facilmente in zona rossa o con misure più restrittive – spiega Conte -. Ma in una situazione come quella attuale forse dovremmo affrontare gennaio-febbraio con una certa tranquillità”.
Sulla tenuta dell’esecutivo che presiede, il premier ha detto nel salotto televisivo di Bruno Vespa che “se le forze politiche chiedono sostituzioni, o di rinnovare la squadra, se ne parla e si valuta come, se e perché.” “Ho fatto un incontro con le forze politiche e tutti si sono sfilati, mi hanno detto che non c’è questa necessità.” Dobbiamo portare “rispetto a chi dall’inizio della pandemia ha affrontato una crisi mai vista prima”, ha aggiunto. “Non dico che aria di crisi di governo non ci sia stata – ha poi ammesso -: dico semplicemente che la crisi non è nelle mie mani. In questi giorni ho parlato poco ma ho sempre chiarito che si va avanti se c’è la fiducia di ciascuna forza che sin qui ha sostenuto la maggioranza. Ho dimostrato in mille occasioni che sono qui a lavorare per l’interesse del Paese”.
Il presidente del Consiglio è quindi intervenuto anche sul problema del Recovery plan, il piano per destinare i fondi del Next Generation EU, ovvero il cosiddetto Recovery fund da 209 miliardi per l’Italia. “L’obiettivo è di chiudere entro l’anno il documento di aggiornamento sullo stato dell’arte”. “È importante farlo perché poi potrebbero accumularsi ritardi che oggi non ci sono. Dovremo quindi confrontarci con la società civile e le parti sociali, nuove generazioni, mondo femminile”. La priorità, ha spiegato, è non perdere altro tempo.
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