Il coronavirus ha messo in ginocchio il cinema italiano. Le misure precauzionali prese in Nord Italia prevedevano, tra le altre cose, la chiusura delle sale. Nel resto del Paese, invece, la paura ha avuto la meglio e, nonostante i cinema siano rimasti aperti, sono stati disertati dal pubblico. Questo è emerso in maniera particolarmente chiara dai risultati negativi registrati al Box Office Italia nel corso dell’ultima settimana. Il calo di incassi, drastico, è stato del 75% rispetto allo stesso weekend dello scorso anno. Tante le case di produzione che hanno cercato di limitare le perdite facendo slittare le date di uscita dei film in programma in questi giorni.
Tra questi il caso più famoso è senza dubbio quello di Si vive una volta sola, film con Carlo Verdone la cui data di uscita è slittata a causa del coronavirus. Il lavoro cinematografico sarebbe infatti dovuto arrivare nelle sale mercoledì 26 febbraio. Il commento dell’attore non si è lasciato attendere. «È veramente accaduto l’imponderabile. Doveva essere una giornata di fibrillazione per l’uscita del film e invece… Anche il mondo dello spettacolo si è fermato. Sono incidenti che possono capitare. Però certo è strano che nel 2020 ci troviamo in una situazione quasi da Medioevo, una situazione manzoniana», ha dichiarato in un video reazione postato sui suoi social. «Il mio pensiero va comunque a quelle persone che soffrono e combattono, e soprattutto ai lavoratori e imprenditori che vivono nella zona rossa. Quelli sono problemi ancora più grossi che un film!», ha poi aggiunto.
Ma Carlo Verdone non è stato l’unico attore a dire la sua sull’emergenza coronavirus, che ha investito prepotentemente anche il cinema italiano. Dal palcoscenico della Berlinale – dove ha presentato il Pinocchio di Matteo Garrone – ha lanciato un appello al nostro popolo. «Bisogna reagire a questa psicosi, abbiamo sentito le ultime notizie, in Iran hanno chiuso i cinema, i teatri e le scuole. Ma proprio per questo bisogna reagire a questa cosa. Non dobbiamo farci prendere dal panico perché adesso tutte le persone vogliono notizie sull’argomento, cosi si parla solo di questo e, ovviamente, viene il panico. Bisogna invece ridimensionare. Ma, nello stesso tempo, naturalmente, non abbassare la guardia», ha spiegato.
C’è stato poi Lino Banfi che, di fronte al pericolo derivante dal coronavirus, ha deciso di rispondere a suo modo: col sorriso. «Da bambino quando ancora vivevo a Canosa di Puglia, ho avuto in serie tifo, paratifo, malaria ed epatite virale… dovevo morire a dieci anni e oggi che ho 84 anni posso dire che quelle malattie mi hanno fortificato e rafforzato», ha raccontato.
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