Musica

Anastasio: “Cally? Se fosse successo a me ci sarei rimasto di sasso”

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La vicenda di Junior Cally sta smuovendo gli animi e c’è chi continua ad attaccarlo e chi invece lo difende, specialmente colleghi, come J-Ax e Paola Zukar. Negli ultimi giorni anche Anastasio, vincitore della scorsa edizione di XFactor, si è fatto sentire dicendo la sua.

Il rapper 22enne di Meta di Sorrento sarà a Sanremo con il brano Rosso di Rabbia, che ruota attorno alla misteriosa figura de Il Sabotatore, come ha rivelato Anastasio:

Un flusso di coscienza all’inseguimento della trance artistica che a volte, come un miracolo, ti travolge. Una valanga di versi mi ha travolto e il Sabotatore non sono io ma quell’oracolo dispettoso che a volte c’è e a volte no.

Anastasio: “Il rap non deve avere un ruolo, il rap è uno strumento”

Riguardo Junior Cally, invece, Anastasio non ha dubbi e non si trattiene dal difendere il suo genere in primis e poi il collega:

Il rap non deve avere un ruolo, il rap è uno strumento: lo devi usare come meglio credi. Ed è sbagliato giudicare l’artista dall’arte o l’arte dall’artista. Se fosse capitato a me? Ci sarei rimasto di sasso, ma il mio passato è inattaccabile.

Inattaccabile, ma non privo di polemiche. C’è chi in passato lo ha bollato come fascista per alcuni like sui social, ma Anastasio si è sempre discostato dalla visione politica:

Nel momento mio di massima esposizione mi hanno buttato addosso delle accuse infamanti. Non mi sento di destra e credo che l’Italia abbia conosciuto soltanto destre becere. C’è chi ha giudicato il mio pensiero molto superficialmente, è sufficiente ascoltare un po’ di mie canzoni per capirlo. Prendere delle posizioni nella musica è una scelta personale dell’artista.

Riguardo al suo brano, ci tiene a precisare che non è scritto per nessun altro se non per sé stesso. Quello di essere un punto di riferimento per la sua generazione non è un ruolo che rifiuta, ma che non cerca:

Rosso di Rabbia è un grido di frustrazione, ma non chiamatelo generazionale. Mi sembra quasi un insulto. Io parlo per me e racconto me stesso, anche se poi in tanti si riconoscono in quello che canto.

Marta Angelucci

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