Si fa irta di ostacoli la strada del governo in Spagna. Il premier designato, il socialista Pedro Sanchez, è stato eletto presidente del Consiglio con 167 voti a favore, 165 contrari e 18 astensioni. L’ha spuntata, dunque, per due soli voti di scarto.
Il leader del Psoe (il Partito socialista spagnolo) ha così raggiunto il suo obiettivo al termine della seconda votazione. Due giorni fa, domenica 5 gennaio, il suo nome non aveva raggiunto la maggioranza assoluta necessaria per l’elezione al primo turno.
Il candidato socialista ha ottenuto la presidenza grazie al sostegno del suo partito e di Podemos. Sono quindi i socialisti e i parlamentari di Podemos a costituire il pilastro dell’Esecutivo, molto fragile in termini di numeri. Queste due forze politiche formeranno un governo di coalizione anche con i deputati di PNV, Mas País, Compromís, Nueva Canarias, Teruel Existe e BNG.
Non appena Sanchez è stato eletto, sono state ascoltate le grida di “Sì, puoi!”. L’astensione di ERC e EH Bildu ha anche facilitato la sua rielezione. Si tratta del primo governo di coalizione in Spagna da quando il Paese è tornato alla democrazia nel 1978. Vale a dire tre anni dopo la morte del dittatore Francisco Franco.
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