Arte e Cultura

La scultura di Pablo Picasso per la prima volta in Italia

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Il 24 ottobre ha inaugurato la grande esposizione dedicata al genio spagnolo, grazie al sostegno della casa di moda Fendi, partner istituzionale della Galleria Borghese.

L’avevamo già annoverata tra le mostre autunnali da non perdere, adesso la siamo andati a vedere e ve la raccontiamo. La scorsa settimana ha aperto al pubblico Picasso. La scultura, la mostra alla Galleria Borghese di Roma a cura di Anna Coliva e di Diana Widmaier-Picasso (figlia di Maya, nipote dell’artista) che per la prima volta in Italia presenta cinquantasei opere scultoree realizzate dal maestro novecentesco tra il 1905 e il 1964, oltre a fotografie e video inediti. In esposizione sculture di straordinaria importanza derivate perlopiù da prestiti di musei internazionali o dagli eredi, le quali vanno ad arricchire ulteriormente un contesto museale già estremamente sontuoso di per sé. «In questa occasione si vuole liberare Picasso dalla consuetudine divulgativa – scrive Anna Coliva nel saggio introduttivo al catalogo – e restituire la purezza della sua rivoluzione inventiva».

Considerata una passione quasi segreta a cui dedicarsi in modo parallelo alla pittura, la scultura di Picasso manifesta una significativa propensione per la modernità, testimoniata dall’uso di materiali e da tecniche di lavorazione del tutto inconsuete per il periodo; è sufficiente pensare che la maggior parte dei bronzi di Picasso non sono altro che assemblaggi di oggetti di uso quotidiano. Ne è prova Bagnante, una scultura del 1928 in lamiera tagliata, piegata e dipinta, così come Donna con arancia, la cui testa è stata ricavata da una scatola di sigari; in quanto a sperimentazione, non si può certo scordare la celebre serie delle Chitarre, per cui l’artista si è avvalso dell’uso di corde, pezzetti di tulle, bottoni e fermacapelli appartenuti a Olga, ballerina e sua prima moglie. Insomma, Picasso si dedica al collage, ben consapevole che la chiave della creatività risiede nello spazio compreso fra la realtà e l’immagine della sua reinvenzione.

Lo spunto di questa mostra trae origine da un viaggio che l’artista intraprese a Roma e a Napoli insieme a Jean Cocteau e a Igor Stravinskij, durante il quale ebbe modo di osservare la scultura antica romana, le pitture murali pompeiane e la stessa Galleria Borghese con le affascinanti opere di Gianlorenzo Bernini. Una lezione che Picasso dimostra di aver assimilato e al tempo stesso superato, grazie alla messa a punto di forme originalissime da concepire come sintesi di rimandi autobiografici, arte africana, erotismo e, per l’appunto, arte antica.

Picasso. La scultura è una mostra ideata da Anna Coliva ed è inserita nel programma internazionale Picasso-Méditerranée, avviato da Laurent Le Bon, direttore del Musée national Picasso-Paris. È inoltre sostenuta da FENDI, partner istituzionale della Galleria Borghese.

Picasso. La scultura, a cura di Anna Coliva e Diana Widmaier-Picasso. Dal 24 ottobre al 3 febbraio 2019. Galleria Borghese (Piazzale Scipione Borghese, 5 – Roma).
Orari: dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19 (ultimo ingresso alle ore 17)
Prenotazione obbligatoria per singoli e gruppi: tel. 06.32810 o online sul sito www.galleriaborghese.beniculturali.it

Manuela Valentini

Arte&Cultura Manuela Valentini lavora tra Roma e Bologna. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Bologna, è curatrice indipendente di mostre d’arte contemporanea in Italia e all’estero. Tra i vari progetti realizzati, si ricorda New Future – una collettiva promossa da Visioni Future, MAMbo e BJCEM – durante la quale sono stati presentati i lavori di tredici artisti visivi selezionati al W.E.Y.A World Event Young Artist di Nottingham. Ha inoltre curato un focus a proposito dell’arte giovane italiana in occasione di Mediterranea 16, la sedicesima edizione della Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo. Infine, nel 2014 ha portato un’installazione di Marcos Lutyens in esposizione al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. Iscritta all’ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, si è occupata di due rubriche (Ritratto del curatore da giovane e L’altra metà dell’arte) per Exibart – per cui continua a scrivere – ma l’esordio in ambito giornalistico è avvenuto nel 2010 sulle pagine culturali de Il Resto del Carlino.

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