Tutte le curiosità sul Carnevale

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Perché lanciamo i coriandoli?  Perché ci travestiamo? Perché mangiamo le frappe? Tutti i perché del carnevale spiegati passo per passo.

Le origini del carnevale risalgono alle feste dionisiache greche e i saturnali romani: nei quali si scioglievano temporaneamente gli obblighi sociali e gerarchici per lasciar posto al rovesciamento dell’ordine e allo scherzo. Il carnevale rappresenta un periodo di festa e di rinnovamento simbolico, durante il quale il caos e lo scherno sostituiscono l’ordine: per questo si usa dire “A carnevale ogni scherzo vale”. Nei paesi cattolici, come l’Italia, il carnevale ha inizio con la prima delle nove domeniche che precede la Settimana santa e finisce con il martedì precedente al mercoledì delle ceneri, che segna l’inizio della Quaresima. La parola carnevale deriva dal latino carnem levare, eliminare la carne, poiché indicava il banchetto che si teneva l’ultimo giorno di carnevale, cioè martedì grasso, subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima. Prendono il nome di giovedì e martedì grasso perchè, nelle giornate antecedenti al periodo di astinenza, si mangiavano tutte le cose migliori rimaste in casa e che, nei giorni a seguire, non si potevano consumare. Solitamente il carnevale termina con un falò che simboleggia la “morte” dell’anno vecchio e la fine delle tristezze e i mali del passato.

La storia dei coriandoli. Nel Rinascimento, alle feste e ai matrimoni, si usavano lanciare i confetti ripieni di semi di coriandolo (chiamati coriandoli) fin quando, nel 1875, l’ingegnere Enrico Mangili, decise di usare i dischetti di scarto dei fogli bucati per le lettiere dei bachi di seta come elementi colorati da lanciare in aria a carnevale. Furono usati per la prima volta al Carnevale di Milano e l’atmosfera creata dal lancio dei dischetti di carta fu molto suggestiva.

Le frappe. Il tipico dolce italiano preparato durante il periodo di carnevale sono le frappe: la loro forma è come una striscia, talvolta manipolata in modo formare un nodo. L’impasto è semplice, composto principalmente da farina, successivamente fritto e spolverato con zucchero a velo. Possono anche essere coperte da miele, cioccolato o servite con il cioccolato fondente o con mascarpone montato e zuccherato. C’è chi le chiama chiacchiere, chi sfrappole, chi bugie, chi fiocchetti e decine di altri termini che variano in base alla regione italiana in cui ci si trova.

Perché ci si maschera? Una maschera è un finto volto, di cartapesta o  di altro materiale, riproducente lineamenti umani, animali o del tutto immaginari. Insomma un oggetto che ci fa sembrare altro rispetto a quello che siamo. Le maschere in Italia di certo non mancano, ne abbiamo praticamente una per città: primo fra tutti vi è Arlecchino, maschera bergamasca il cui nome significa “Re dell’inferno”, dallo spirito villanesco ed arguto; vi è Brighella, servo astuto; Balanzone, presuntuoso dottore dell’Università di Bologna; Pulcinella, maschera napoletana il cui nome potrebbe venire dal naso adunco o dal cognome Pulcinello o Polsinelli; Pantalone, mercante veneziano, avaro, non più giovane con un debole per le fanciulle. Le maschere seguono la moda e i tempi che corrono: per esempio, a partire dagli anni Sessanta, i bambini si vestivano da Zorro e da damine mentre oggi i costumi più diffusi in Italia sono quelli dei supereroi e delle principesse.

Quali sono i “Carnevali” più conosciuti? In Italia il carnevale più celebre è quello di Venezia, famoso in tutto il mondo, come anche il Carnevale di Viareggio, di Verona (uno dei più antichi carnevali d’Italia), di Ivrea, di Acireale, Sciacca e di Putignano. Ma non siamo i soli a festeggiare: in giro per il mondo, tra i più noti carnevali, troviamo quello di Rio de Janeiro con la sfilata al sambodromo delle scuole di samba brasiliane, i carnevali caraibici ai Caraibi e il mardi gras di New Orleans.

Photo Credits Facebook

Elisabetta Francinella

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