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11 Settembre, Mattarella: “Il mio pensiero ai connazionali che persero la vita”

Dal vigile del fuoco Luigi Arena, 32 anni, partito da Capaci per trovare lavoro, al sopravvissuto Michele Petragnani Ciancarelli che ha scritto ora un romanzo su quel giorno per rielaborare "tutto quel dolore"

Cinque anni fa Sergio Mattarella visitò personalmente Ground Zero a New York (a destra nella foto). E oggi, 11 settembre, il Presidente della Repubblica ha reso una dichiarazione per i venti anni dagli attentati alle Torri Gemelle. “In occasione del ventesimo anniversario dell’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 – è il suo messaggio – desidero anzitutto esprimere la vicinanza del popolo italiano alle famiglie delle vittime“. Così come “a tutto il popolo degli Stati Uniti, nel segno della profonda e storica amicizia che lega i nostri due Paesi“.

Mattarella: “Difendere la libertà

Rivolgo – dice il Capo dello Stato – un pensiero particolare ai connazionali e alle persone di origine italiana che persero la vita in quella dolorosa circostanza“. Vite spezzate “da un fanatismo vile e cieco che colpì uomini e donne innocenti. Quella tragedia ci ha uniti nel segno del dolore. La memoria della barbara aggressione di vent’anni or sono ci spinge con sempre maggiore vigore a proteggere quella cornice comune di valori che risponde ai princìpi di libertà e pacifica convivenza tra popoli“.

L’Afghanistan e l’impegno dell’Italia

Per Mattarella “la drammatica vicenda afghana che ne è seguita, sino al recente gravissimo attentato presso l’aeroporto di Kabul” conferma un fatto incontestabile. Ovvero “quanto sia impervia la strada della affermazione dei diritti dell’uomo. Libertà, democrazia, pace e sicurezza sono valori indivisibili che non possono mai essere considerati acquisiti, bensì devono essere preservati e alimentati dalla comunità internazionale“. “L’impegno dell’Italia in questo ambito non verrà mai meno – prosegue il Presidente – a partire dal contributo alla definizione di una cornice di sicurezza che sappia sconfiggere il terrorismo e i suoi inganni.

Mattarella: “Stop a terrorismo e guerre

L’Italia è solidale con gli Stati Uniti e gli altri alleati – sottolinea Sergio Mattarellaper fronteggiare ogni minaccia terroristica, spegnere i focolai di guerra che le fortificano“. Ma anche “per rafforzare un ordine mondiale incentrato sul diritto, sulla giustizia sociale ed economica, attraverso la cooperazione, il dialogo multilaterale“. Nella profonda convinzione, conclude il Colle, “che tale impegno consentirà di affrontare le nuove decisive sfide che si profilano sullo scenario globale per lasciare un futuro migliore alle nuove generazioni“.

Gli italiani morti l’11 settembre

Nella lista delle vittime degli attacchi alle Torri Gemelle di New York figurano 38 persone di origine italiana. Si tratta di connazionali perlopiù nati oltreoceano. Italoamericani come Luigi Calvi, 34 anni, che faceva il broker per la società finanziaria Cantor Fitzgerald che quel giorno perse 658 dipendenti. Oppure come Elvira Granito, 43 anni, manager; l’addetto alla sorveglianza Arturo Angelo Sereno, 29 anni; Lucia Crifasi di Montevago, impiegata di 51 anni. Fra i 343 vigili del fuoco che persero la vita risalendo le scale delle Torri Gemelle mentre tutti le scendevano, nel tentativo di salvare più persone possibili, ci furono anche degli italoamericani, come Calogero Gambino, Salvatore Calabro, Michele Esposito. E c’era anche Luigi Arena, 32 anni, emigrato da Capaci, in Sicilia, per cercare lavoro a New York.

Ciancarelli e un libro sull’11 settembre

Come scrive Michele Farina su XXL del Corriere della Sera, l’11 settembre era in ufficio al suo primo giorno di lavoro una ragazzo romano di 26 anni, fresco di master: Michele Petragnani Ciancarelli. Lavorava in una torre limitrofa alle Twin Towers, l’attuale American Express Tower. Non attese neppure l’ordine di evacuazione quando capì che erano in corso attentati: corse via rompendosi una caviglia e continuando a correre. Per lungo tempo ha sofferto di incubi, allucinazioni, attacchi di panico. Oggi, vent’anni dopo, ha pubblicato un romanzo sull’11 settembre: Il fantasma della mia libertà (Edizioni Effetto). “Non avrei potuto scrivere in forma di biografia – ha detto a XXL – la veste della narrativa mi ha aiutato a mantenere le distanze da tutto quel dolore“.

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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